La grande scrittrice italiana regala ai ragazzi un incontro ricco di riflessioni e pensieri riguardo al suo ultimo libro e alla società moderna.
Lunedì 9 novembre 2015 il Liceo Statale “G. Carducci” in aula magna ha ospitato la scrittrice Dacia Maraini, nome di spicco della letteratura italiana contemporanea. L’autrice di fama internazionale ha deciso di presentare nella nostra scuola un suo lavoro inedito dal titolo ”La notte dei giocattoli”.
Alla presenza di alunni provenienti da varie scuole del territorio, dell’assessora alla pubblica istruzione del comune di Pisa Marilù Chiofalo, dei dirigenti Scolastici Sandra Capparelli, Adriana Piccigallo e Andrea Simonetti, tutti visibilmente emozionati e onorati per l’importanza della scrittrice. L’evento ha avuto come inizio l’esibizione orchestrale e canora degli allievi della classe prima e seconda A musicale del Liceo “Carducci”, diretto magistralmente dal prof. Carlo Deri, i quali hanno saputo diffondere nel pubblico armonia, soavi melodie e professionalità di esecuzione, ascoltato in rigoroso silenzio da parte della platea costituita principalmente da studenti e docenti rapiti dalla bravura di questi promettenti musicisti.
La signora Maraini è stata introdotta dal regista Pino Raimo che con onore ha annunciato a tutti i presenti la trasposizione teatrale del libro “La notte dei giocattoli”, interpretata dalla compagnia “Il Canovaccio”, che si sarebbe tenuto al teatro G.Verdi di Pisa il 2 dicembre 2015 alle ore 21:15.
Dacia Maraini ha quindi inizialmente ringraziato con parole di ammirazione e commozione per l’accoglienza calorosa da parte di tutti i presenti, per poi passare alla presentazione della sua opera inedita “La notte dei giocattoli”, un racconto a fumetti di Dacia Maraini e del giovane illustratore Gud: un testo teatrale per bambini e portato in scena per la prima volta nel 2001. La scrittrice lo trasforma in una favola per immagini che conferma il valore della democrazia, della collaborazione e dell’amicizia. Il palcoscenico è rappresentato dalla cameretta di Giulia, una bambina appassionata più di libri che di giocattoli, che si ritrova da sola, una sera, a fantasticare. I suoi sono i sogni che chiunque può avere fatto: tutti noi ci siamo chiesti, da piccoli, cosa succede ai giocattoli quando dormiamo o quando non siamo in camera. È possibile che ci sia un pizzico di magia in ciascuno di loro? Giulia è persa nel suo mondo immaginario dove i giocattoli prendono vita e la coinvolgono nelle loro storie d’amore e di guerra. Tutto sembra filare liscio fino a quando dal baule dei giochi non esce l’uomo d’affari, che si dimostra da subito, egoista e approfittatore. La ragazzina di fronte alla scelta tra il bene e il male, decide di mettersi in gioco e guida una lotta contro la prepotenza. Inizia così la rivolta dei giocattoli contro l’avido “uomo”, per un mondo più giusto e solidale; come la scrittrice tiene a sottolineare, che la favola non è solo rivolta ai bambini ma anche ai più grandi, perché il libro è un po’ lo specchio della realtà, dove coesistono bene e male, egoismo e altruismo.
La capacità di catturare l’attenzione degli ascoltatori è stata un tratto saliente di tutto l’incontro a partire dall’introduzione iniziale in cui è stato piacevole ascoltare alcuni aspetti più celebri della biografia della scrittrice e come si sia sempre mostrata una donna molto attiva su questioni importanti della vita: la nostra ospite infatti combatte a favore di ideali che vogliono migliorare il nostro mondo e lotta contro le culture che opprimono la libertà delle donne.
Gli studenti hanno approfittato della sua presenza per porle delle domande legate alla sua vita e non solo al testo teatrale: molti di loro volevano testimonianza dell’esperienza della signora Maraini nei campi di concentramento.
Dacia Maraini racconta che nel ’43 il governo giapponese chiese ai suoi genitori di firmare l’adesione alla repubblica di Salò, i quali si rifiutarono e vennero deportati nel campo di concentramento a Tokyo. Il ricordo più forte che rimane impresso nella mente della scrittrice, riguarda la mancanza di cibo. I pasti se si potevano chiamare così, erano costituiti da una ciotola di riso al giorno senza condimenti e questo la portò ad andare spesso a cercare qualcosa da mettere sotto i denti frugando nella spazzatura o ridursi a cibarsi di formiche che, essendo velenose, le procurarono un’intossicazione. Un altro ricordo ben impresso nella mente della donna è stato quello dell’invasione di ranocchie nel lager, che furono il pasto dei prigionieri e sarebbero state anche il suo, se non avesse sentito il battito cardiaco di una piccola ranocchia indifesa che teneva nel palmo della mano, infatti la lasciò andare senza che nessuno la vedesse. Dacia Maraini aveva solo sette anni ed essendo molto piccola di corporatura, riusciva ad uscire dal campo di concentramento per andare a lavorare nei campi lì vicino, per guadagnare qualcosa da mangiare, come una o due patate o dei pomodori, per lei e la sua famiglia, perché tutto ciò che si trovava da mangiare veniva sempre razionato. C’era un grande sentimento di solidarietà tra i prigionieri; anche sua madre per guadagnare qualcosa, essendo l’unica donna all’interno del campo, cuciva delle camicie. Ogni sera, racconta la scrittrice, ringraziava il cielo e si sorprendeva del fatto che fosse ancora viva, ogni giorno rischiava la vita.
Al termine di questa introduzione iniziale, la Maraini ha lasciato spazio ai giovani ascoltatori chiedendo non solo di fare delle domande, ma di interloquire con lei dando voce ai loro pensieri e le loro opinioni riguardo ai suoi libri. Immediatamente si è creata un’indescrivibile familiarità con la letterata che si è dimostrata anche una persona molto affabile e disponibile.
Sono state poste sia domande inerenti l’ultimo libro o altri suoi lavori, sia alcune domande che ponevano l’accento su particolari problemi della nostra società. La Maraini ha risposto in maniera esauriente a tutte le domande, senza mai risparmiarsi e senza mai deludere i ragazzi che dialogavano con lei. Un ringraziamento particolare alle allieve della classe 5^B: Asia Battaglia, Maria Chiara Di Napoli, Amina Mbaye, Stefano Michelotti e Sabrina Volpe che insieme alla prof.ssa Alessandra Ghelardini hanno lavorato su i testi della scrittrice per una conoscenza approfondita sul personaggio femminile della signora Maraini e delle tematiche contemporanee da lei affrontate.
Tra le tante riflessioni che ha fatto la scrittrice, alcune meritano di essere ricordate per la loro importanza e per il loro profondo significato: di grande valore sono state le tematiche riguardo la lettura e l’incredibile importanza che essa ha nello sviluppo del pensiero.
Più volte ella ha messo in risalto il ruolo che dovrebbero riavere i libri nella nostra società, ormai così presa dalle nuove tecnologie e dal linguaggio che queste portano con se: infatti secondo la scrittrice la maggior parte delle persone e in particolare i giovani usano sempre di più gli idiomi proposti dalla televisione, rifugiandosi in frasi fatte e dando sempre meno importanza allo sviluppo di propri pensieri che sono il fondamento di una comunicazione vera e sincera.
Inoltre la Maraini ha dato rilievo al fatto che una società civile non è semplicemente quella in cui è presente una tecnologia eccellente e raffinata, ma quella in cui esiste una popolazione che ama leggere e che ha la consapevolezza della sua importanza per il miglioramento della società stessa. Questa riflessione è stata quanto mai opportuna e utile visto che l’Italia risulta essere uno dei paesi in cui la popolazione legge meno e in cui la comunicazione sembra ormai essersi condensata nei telefoni e nei computer e in frasi fatte rubate dalle sceneggiature di film americani.
Altra riflessione importante è la lotta per cercare di eliminare le discriminazioni e le violenze che tutti i giorni, in tutto il mondo, le donne subiscono. Soprattutto dove la violenza verso le donne sfocia nella pedofilia legalizzata. Il lavoro per estirpare questi problemi è ancora lungo, ma non impossibile, come ci dice la scrittrice, soprattutto se è un lavoro di tutta la comunità e non del singolo. Questa campagna dovrebbe essere portata avanti e sostenuta da tutto il mondo, soprattutto dai giovani che sono la speranza. Di rilevata importanza è stata l’osservazione della prof.ssa Alessandra Ghelardini che ha trovato concorde anche la signora Maraini sul fatto che, purtroppo, ancora oggi è difficile se non impossibile trovare testi per il triennio di Italiano che diano il giusto spazio alle scrittrici, sia italiane che straniere. Questa è un importante battaglia da portare avanti nelle scuole, altrimenti si continuerà a perpetuare uno stereotipo secondo il quale il pensiero femminile è assente o inferiore a quello maschile. La stessa Maraini compare di rado, come la Deledda, che pure ha vinto un Nobel; mentre alcune antologie relegano le scrittrici in una scheda del tipo ” la scrittura femminile”, come se fosse una curiosità. E’ importante l’inserimento di più donne nei programmi, di qualunque disciplina, perché la Costituzione garantisce la libertà d’insegnamento.
Oltre alle sue preziose riflessioni, dell’incontro con Dacia Maraini rimarrà il ricordo di due piacevoli ore in cui una scrittrice di così grande valore ha messo a disposizione la sua mente e il suo ingegno con grande gentilezza e bontà, come solo una grande artista come lei, avrebbe potuto fare. Sebbene sia solo uno a scrivere in questo momento, penso di non sbagliarmi se affermo che qualsiasi ragazzo presente a questo evento è uscito arricchito da un’esperienza che raramente capita di vivere nella vita. Proprio per l’importante valore dell’evento, la speranza è che questa grande scrittrice possa ancora regalarci una sua visita nella nostra scuola e che questo incontro possa essere aperto a qualunque studente voglia parteciparvi affinché viva almeno in parte la profonda emozione che molti di noi hanno vissuto ascoltando le parole di Dacia Maraini.
Prof. Ciro Cetara
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