Il Liceo Carducci di Pisa ricorda l’Eccidio del Padule di Fucecchio

Il commovente incontro con la testimone Vittoria Tognozzi

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Foto con l'ospite

Il 3 settembre del 1943 l’Italia firmava l’armistizio e già a partire dai giorni immediatamente successivi il feldmaresciallo Albert Kesselring sottopose il territorio italiano alle leggi di guerra tedesche: affidò la giurisdizione degli atti ostili contro le forze armate germaniche ai tribunali militari del Reich e le autorità tedesche emanarono rigorose direttive a tutela delle loro forze armate e degli alleati fascisti, nel contesto di una strategia repressiva su larga scala.

Dopo la liberazione di Roma l’esercito tedesco di Kesserling fu costretto a rallentare l’avanzata alleata per completare le fortificazioni della Linea Gotica e la Toscana divenne una trappola mortale. L’obiettivo tedesco era fare terra bruciata, sradicare ogni possibile minaccia o ostacolo per garantire una ritirata sicura: 4485 il numero dei civili uccisi in Toscana, l’89% uccisi nei mesi estivi del 1944.

Così, in quell’estate del 1944, migliaia di sfollati dalle province di Firenze e Pistoia cercarono salvezza e il Padule di Fucecchio, una vasta area paludosa e isolata, venne considerato un nascondiglio sicuro, lontano dai bombardamenti e dalle vie di transito principali: intere famiglie, madri, anziani e neonati si accamparono nei casolari agricoli e nelle “tabaccaie”. Ma il 23 agosto i soldati tedeschi ricevettero l’ordine di considerare tutte le persone della zona come combattenti e nemici: chiunque fosse stato trovato nell’area sarebbe stato ucciso, le case e le capanne distrutte.

Di quel giorno Vittoria Tognozzi, che all’epoca aveva 7 anni, ricorda tutto. Ricorda le urla dei tedeschi, che fecero uscire tutti dal casale e gli ordinarono di disporsi lungo la parete della casa. Ricorda la nonna Argenta, che prese lei e un bambino di qualche anno più grande e li fece nascondere in un campo di saggina lì vicino. Ricorda gli spari, le urla e i pianti. Ricorda il momento in cui, dopo tante ore passate immobili, tornarono davanti al casale e trovarono i corpi abbandonati, trucidati e accatastati davanti al casale.

Vittoria quel giorno perse la madre Annamaria, ventinovenne, e le due sorelline più piccole, Vanda e Silvana. Quella tragedia ha segnato profondamente la sua esistenza e quando nel 1994 a Roma venne scoperto l’armadio della Vergogna, con i fascicoli e i registri sui crimini di guerra commessi in Italia dal 1943 al 1945, Vittoria scelse di trasformare il dolore in testimonianza, dedicando la propria vita al racconto di quanto accaduto, in particolare alle nuove generazioni, affinché l’orrore di quei giorni non venga dimenticato. Ed è per questo suo impegno da trent’anni a questa parte che il 26 febbraio 2025 il presidente della Repubblica Sergio Mattarella le ha conferito il titolo di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana.

Così, lunedì 20 aprile ha accettato l’invito del Liceo G. Carducci di Pisa, accompagnata dalla nipote Stella, ha raccontato di nuovo la sua storia, davanti ad una platea commossa di studenti, docenti e genitori. L’incontro, che fa parte di un ciclo di lezioni e seminari di approfondimento storico organizzati dal Liceo Carducci, ha visto la partecipazione anche del presidente provinciale Anpi Pisa Bruno Possenti, un inquadramento storico a cura della prof.ssa Lucia Liguori e la lettura di fonti storiche da parte di un’alunna.

L’incontro è stato organizzato e coordinato dalle prof.sse Elena Mesina e Lucia Liguori, che hanno fortemente voluto questo evento in vista delle celebrazioni per il 25 Aprile, convinte che oltre allo studio approfondito degli eventi storici, la testimonianza di chi ha vissuto sulla propria pelle quel periodo così drammatico per l’Italia possa contribuire a mantenere viva la memoria storica nelle nuove generazioni, soprattutto in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo, su cui soffiano nuovi venti di guerra e in cui siamo chiamati a non dimenticare i dettami della nostra Costituzione che nacque dalla Resistenza.

Fonte: “La Nazione Pisa del 26 Aprile 2026 (Articolo scritto da Giulia De Ieso giornalista de “La Nazione”)

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