Ho diciannove anni e vorrei condividere alcune riflessioni personali riguardo alla mia esperienza scolastica come studente con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). Sono certa che il mio percorso educativo sia destinato a migliorare e confido nel fatto di poterne promuovere una consapevolezza sempre maggiore in ambito scolastico.
La mia prospettiva, appunto. Per me, ricordare le cose costituisce una sfida continua. Sembra sempre che informazioni proposte come assai semplici da ricordare si possano trasformare in un puzzle: nomi, date, specifici termini entrano in attività tutti insieme nella mia mente, talvolta anche con un’iniziale confusione.
Convivo con l’idea di non potercela fare e mi supporta l’impegno che mi apre proprio quella prospettiva, rivelandomi la possibilità di procedere per gli stessi obiettivi se pure con modalità differenti.
Anche il passaggio da una lingua all’altra comporta il superamento di ostacoli, quelli posti dalle diverse strutture linguistiche sulle quali ogni lingua si articola, insieme alle regole grammaticali e sintattiche il cui apprendimento richiede rapidità. Ma nella lingua vivono mondi sempre nuovi, culturali, intellettuali, dentro ai quali resto consapevole di poter confondere una data o di sbagliare un nome, specie nel corso di una lezione o di un’interrogazione.
Mi preoccupa un po’ il fatto che l’immagine esterna di queste difficoltà possa essere quella della superficialità, quando invece costituisce solo l’effetto del modo in cui il cervello entra in funzione quando gli si chiede di apprendere.
E non manca qualche frustrazione, sapendo che quanto ti prepari potrebbe non bastare o non corrispondere a quello che ci si attende da te o, ancora, che i tuoi errori potrebbero non essere capiti.
Tutto questo oggi è parte integrante della mia identità. Cioè: io sono un po’ anche questo, con questa diversa modalità di apprendimento che mette anche gli altri in un diverso punto di osservazione del mondo, quello che si osserva e che si apprende.
Come me anche gli altri possono diventare ciò che tutti siamo nei processi di apprendimento. Il mio modo di spiegare diverge, è vero, rispetto a quello che tanti altri adottano, eppure propone anch’esso una realtà ugualmente appresa e restituita a chi ha il compito di verificarla come insegnante. La stessa realtà che tutti condividiamo.
Le mie idee e i miei collegamenti sono frutto necessario di un processo creativo che, pur procedendo in modo apparentemente caotico o disordinato, è incredibilmente ricco e diversificato.
Il mio mondo interno offre colori che io stessa devo scoprire, luci che conducono agli stessi risultati se pure lungo percorsi diversi. Oggi scrivo tutto questo perché vorrei che queste luci, in qualche modo, tornassero indietro ad accompagnare chi si rivolge ai tanti giovani con DSA.
Possiamo oltrepassare questa difficoltà e cogliere il potenziale di conoscenza unico in ogni studente.
Sono grata agli insegnanti per il loro supporto ma, in particolare, sono grata per i loro gesti ed il loro sguardo, per tutto quello che, come si dice oggi, fa la differenza, anche se, stranamente, questa espressione la impieghiamo soltanto per chi utilizza metodi di apprendimento tradizionali.
Forse quello che ci unisce tutti è proprio l’abilità nel valorizzare le peculiarità di ciascuno.
Elisa Mazzotta
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